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Archivio Gennaio 2006

Poiché 5.

31 Gennaio 2006 Commenti chiusi

Poiché la proposta di scrivere in cooperativa il romanzo ?I nuragici a Troia? non ha avuto successo, eccomi ad offrire un nuovo tipo di romanzo: un giallo ambientato a Cagliari durante la festa di S. Efisio il primo maggio. Titolo e trama in un post precedente.

SA FURA DE SANT?EFIS.
(in sardo)
5
- Senti Nicolino, se io ti do questo gelato, tu mi racconti cosa è successo nelle scale?
Il commissario Mailetti è accosciato davanti a Nicolino seduto sul vecchio divano blu della famiglia Palmas. Il bimbo è così piccolo che anche i piedini stanno sul cuscino. Ha una maglietta giallastra, dei pantaloncini corti di colore incerto fra il grigio e il marron, i piedi nudi con la pianta nera di sporcizia. I capelli castano chiaro, lunghi e arruffati, gli coprono gli occhi neri e grandi e pieni di lacrime. Tutt?intorno gli stanno i genitori e i tre fratelli più grandi. Dietro il commissario due agenti della polizia in uniforme. Il bambino li guarda a turno uno per uno, imbronciato, e ogni tanto accenna a piangere e ad urlare che lo lascino in pace.
Al commissario è già stato raccontato dai genitori cosa ha visto Nicolino. Mailetti vuole però che il bambino lo ripeta direttamente a lui. Per esperienza sa che i racconti dei testimoni raccontati da altri sono parziali e difettosi perché manca il tono della voce, l?atteggiamento durante l?esposizione, l?espressione dei sentimenti. Mailetti non si fida dei rapporti scritti, delle relazioni, dei memorandum: vuole sentire con le sue orecchie e vedere con i suoi occhi. Anche i sopralluoghi li compie di persona, foss?anche solo per sentire l?odore del luogo del delitto, la cosiddetta scena del crimine. E questa ossessione investigativa è stata la causa del suo approdare a Cagliari: non aveva voluto seguire i consigli di un giudice istruttore che pretendeva di sorvolare sulla perquisizione di una casa importante.
La squadra investigativa si compone di due sergenti e quattro agenti, tutti con almeno dieci anni di anzianità. E ora Mailetti è impegnato ad interrogare il piccolo prima che arrivi il giudice con le sue fisime. Meglio parlare al bambino così alla buona, in casa sua, alla presenza dei genitori. Per le forme di legge e i rapporti ufficiali c?è sempre tempo.

Poiché 4 (continuazione).

30 Gennaio 2006 Commenti chiusi

- Bene. Se lei aderisce al programma d?ora in poi il viaggio le costerà un poco di meno perché non pagherà più i diritti portuali, né viaggiando in aereo né viaggiando in nave. Non è molto il risparmio, ma è un segno della stima verso chi si è allontanato per necessità dalla sua terra. E ci dica signora, le piacerebbe costruirsi una casetta a Gonnostramatza invece di andare dai suoi parenti e poi per viverci quando sarete in pensione, lei e suo marito? Oppure andare in albergo?
- Certo, certo, magari potessimo costruirci una casetta in paese!
- Bene, bene. In cambio della sua adesione al programma del governatore Uras la Regione le farà avere un mutuo agevolato per costruire la casa, oppure uno sconto del 20% per il soggiorno in albergo. E anche, se andate in macchina in Sardegna,uno sconto del 10% sulla benzina.
- Bello, bello! E noi in cambio cosa dobbiamo fare?
- Dare una mano ad un giovane che verrà in questa città a cercare lavoro. Voi certamente conoscete qualcuno: si tratta di presentarlo alle vostre conoscenze, accompagnarlo, e assisterlo.
- D?accordo, molto bene, aderiamo di sicuro.
Andrea e Vannino, vestiti come uomini d?affari, tirano fuori da una borsa un modulo con tante domande alle quali rispondere e un blocco di ricevute: sono esperti, questa è la novantaseiesima visita attraverso l?Italia. Compilato il modulo, apposte le firme loro e della signora Concas:
- Signora, per garantire la sua adesione al piano regionale per l?occupazione giovanile ci deve versare un piccolo contributo di 100 euro che le sarà restituito quando verrà qui da lei il primo ragazzo in cerca di lavoro.
- E quando sarà?
- Lei è la prima qui a Milano. A Venezia sono già arrivati 50 ragazzi, altri 20 sono a Padova. Quando avremo almeno 30 adesioni verranno anche qui e lei riavrà i suoi 100 euro. Ecco la sua ricevuta, la conservi bene. Ma ora ci dica: può darci l?indirizzo di altri emigrati come lei?

Riferimenti: il mio sito

Poiché 4.

29 Gennaio 2006 Commenti chiusi

Poiché la proposta di scrivere in cooperativa il romanzo ?I nuragici a Troia? non ha avuto successo, eccomi ad offrire un nuovo tipo di romanzo: un giallo ambientato a Cagliari durante la festa di S. Efisio il primo maggio. Titolo e trama in un post precedente.

SA FURA DE SANT?EFIS.
(in sardo)
4
- Signora Concas, siamo funzionari della Regione Sardegna. Ecco i nostri documenti: come vede sono firmati dal governatore dottor Mario Uras.
- Accomodatevi, prego! Finalmente la Regione si occupa di noi emigrati. Cosa vuole il governatore?
- La Regione vuole essere utile a lei e a tutti gli altri che hanno avuto la necessità di uscire dall?isola per cercare fortuna e lavoro. In pratica il Consiglio Regionale ha deciso di costruire un?anagrafe completa degli emigrati, tenendo conto del loro livello di reddito e del tipo di lavoro che svolgono.
- A cosa serve questo registro degli emigrati? Posso offrirvi qualcosa?
- Si grazie, del caffè se non è troppo disturbo. Gli elenchi che stiamo costruendo servono per dare degli orientamenti per trovare un lavoro e una sistemazione ai molti giovani sardi che pur avendo voglia, capacità e titolo di studio non trovano lavoro. In pratica il governatore Uras pensa che affidando un giovane alle famiglie di emigrati già sistemati, cioè che hanno avuto successo in Continente, si riuscirà ad insegnare ad altri sardi come si fa, cosa occorre per imparare un mestiere e quindi un lavoro. Ecco, dovreste dare una mano adesso per avere nel seguito dei vantaggi non indifferenti in Sardegna.
- Quali vantaggi? Su, bevete il caffè prima che si raffreddi.
- Signora Concas i vantaggi saranno molti man mano che il Consiglio farà le leggi apposite. Per ora gliene diciamo due: voi ogni tanto tornate in Sardegna?
- Si, ogni anno torniamo dai parenti a Gonnostramatza, a casa loro, e ci restiamo 15 giorni.

Riferimenti: il mio sito

Poiché 3.

28 Gennaio 2006 Commenti chiusi

Poiché la proposta di scrivere in cooperativa il romanzo ?I nuragici a Troia? non ha avuto successo, eccomi ad offrire un nuovo tipo di romanzo: un giallo ambientato a Cagliari durante la festa di S. Efisio il primo maggio. Titolo e trama in un post precedente.

SA FURA DE SANT?EFIS.
(in sardo)
3
Nel 1654 a Napoli scoppiò la peste, portata nel 1653 dai mercenari tedeschi assoldati da Carlo V per tenere a bada il banditismo in Basilicata e in Calabria, che periodicamente raggiungeva livelli di diffusione e di pericolosità insostenibili, tanto da impedire anche il passaggio dei corrieri reali.
Per oltre un anno la malattia rimase confinata fra i soldati che vivevano nei loro accampamenti sulle montagne della Sila, quasi senza collegamenti con la popolazione civile. Ma infine numerosi fanti si impadronirono del linguaggio locale e iniziarono a frequentare i villaggi, avendo contatti con le donne e le ragazze del luogo. In questo modo il contagio, che fra i soldati aveva un andamento quasi endemico con scarsi esiti mortali, si trasmise di luogo in luogo sino a giungere a Napoli, dove l?affollamento e la scarsa igiene fecero una strage fra i popolani e anche fra la nobiltà. Per sfuggire al contagio numerose famiglie si trasferirono in Sicilia e in Sardegna, pensando che la malattia non fosse in grado di superare il male. Ma una cuoca senza saperlo era portatrice del male e così anche l?isola fu colpita dal malanno. I morti a Cagliari furono 18000, la città quasi si spopolò, sia per i morti sia perché molti nobili a loro volta si trasferirono nei paesi dell?interno, diffondendo la peste su tutto il territorio. Nell?autunno del 1655 la peste raggiunse il suo massimo e nella primavera dell?anno successivo finalmente scomparve.
Com?era logico allora, la peste fu interpretata come punizione divina per i peccati commessi, per cui giorno e notte si celebravano messe e preghiere per scongiurare la fine del male. Quando nel 1656 ebbe fine furono rese grazie a Dio e a tutti i Santi, in particolare a Sant?Efisio, il martire sardo. Così a partire da quell?anno la città di Cagliari il primo maggio celebra una grande festa di ringraziamento con una processione alla quale prendono parte tutte le autorità, dal viceré (ora impersonato dal rappresentane dello Stato presso la Regione, e indicato con il titolo di Alter Ego, cioè Mio Sostituto), al Sindaco, al Vescovo, ai rappresentanti degli ordini religiosi e del popolo.
La processione parte dalla chiesa di Sant?Efisio, a quattro passi dalla casa di donna Giuseppina ?.

Riferimenti: il mio sito

Malafede giudiziaria.

28 Gennaio 2006 Commenti chiusi

Immaginate che la fabbrica A con 100 operai produca 10000 oggetti Z mentre la fabbrica B con 100 operai produca 1000 oggetti Z. Secondo me i rimedi possono essere: 1) cambiare gli operai; 2) cambiare la direzione dei lavori; 3) cambiare l?organizzazione del lavoro.
Il signor presidente della corte d?appello della Repubblica questa mattina ha dichiarato che l?Italia ha il massimo numero di giudici e la massima lentezza di giudizio. E secondo lui non è colpa dei giudici.
A mio giudizio, riprendendo l?analogia delle fabbriche A e B, bisognerebbe: 1) licenziare tutto l?apparato dei giudici (oppure obbligarli a lavorare, finalmente!); 2) licenziare tutti i vertici dell?amministrazione giudiziaria, cominciando dal CSM e passando per presidenti di tribunale, corti d?appello, ecc.; 3) riformare organizzazione attribuzioni promozioni stipendi privilegi ecc. come ha iniziato a fare questo governo.
Chissaperché i giudici si sono opposti a questi cambiamenti? Io credo che la situazione attuale sia troppo comoda per questa vil razza dannata. La malafede dell?apparato giudiziario italiano è una delle palle al piede del nostro sviluppo e male fa la sinistra a tenergli il bordone.

P.S. Se il p.m. venisse condannato a scontare la pena da lui chiesta per l?imputato assolto, forse allora i processi sarebbero istruiti meglio (17 processi per condannare Sofri! E c?è ancora qualcuno così rispettoso dei giudici che sostiene che è innocente!). E se i giudici sconfessati nel loro operato dalla corte di cassazione fossero lasciati senza stipendio per un centinaio di anni, forse non ci sarebbero più tanti errori formali che costano ai cittadini milioni di euro di spese e al povero malcapitato imputato tante spese per quei mangia pane a ufo degli avvocati.

Riferimenti: il mio sito

Autodifesa proporzionale.

28 Gennaio 2006 2 commenti

Dice Liana Milella sulla Repubblica di mercoledì 25 gennaio: ?? con l?idea, tipica del concetto di sicurezza della destra, di privilegiare la vittima ??. Privilegiare la vittima? E che? Bisogna privilegiare l?aggressore? Io non conosco la signora Milella e non ho niente contro di lei, e quindi le auguro di non essere mai aggredita né in casa da un rapinatore né in strada da un maniaco che la sbatte contro un muro in un vicolo scuro o in un androne e la violenta. Vorrei sapere come reagirebbe la signora in tali frangenti. E se magari, avendo una bomboletta al pepe non la userebbe e poi magari pagherebbe volentieri le cure mediche e il risarcimento all?aggressore rimasto cieco da un occhio!
In alternativa però la signora potrà ricorrere al seguente dialogo:
Liana: – Lei vuole aggredirmi?- Aggressore: -Si, è mia ferma intenzione.- L: Badi bene che io sono armata. Non vuole per caso desistere?- A: No, voglio proseguire nella mia azione delittuosa.- L: Allora ai sensi della recente legge sulla difesa personale le comunico che mi difenderò.- A: Faccia pure signora, e vinca il migliore.
Ecco cosa dovrebbe accadere in un paese civile (come diventerà l?Italia dopo la vittoria della sinistra e come lo era dal 1996 al 2001, prima che governasse quel delinquente di Berlusconi): aggredito e aggressore siedono in salotto, sorseggiano amabilmente un caffettino corretto e si mettono d?accordo sulle condizioni dello scontro. Se l?aggressore comunica: -Egregio signore, sono stato felice di fare la sua conoscenza, ma ora devo rientrare a casa dove mi aspettano in ansia la vecchia madre, la moglie malata di cancro e sette figli denutriti. La ringrazio dell?ospitalità e la saluto caramente.- tutto finisce lì. Se invece, dopo aver bevuto il caffè, l?aggressore comunica: -Bene, la ringrazio, ma ora dobbiamo metterci al lavoro.- – Va bene, mi dispiace che lei la prenda così! Mi comunichi però con quale arma ci affrontiamo. Non vorrei sbagliare scegliendo una reazione non proporzionata all?azione.- in questo caso i due devono confrontare la lunghezza del coltello oppure il calibro della pistola e il numero di pallottole ecc.

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Poiché 2

27 Gennaio 2006 Commenti chiusi

Poiché la proposta di scrivere in cooperativa il romanzo ?I nuragici a Troia? non ha avuto successo, eccomi ad offrire un nuovo tipo di romanzo: un giallo ambientato a Cagliari durante la festa di S. Efisio il primo maggio. Titolo e trama in un post precedente.

SA FURA DE SANT?EFIS.
(in sardo)
2
Ben poco è rimasto degli antichi splendori alla vecchia signora. Suo padre, il conte Emilio, era nato ricco e potente, ma il gioco e il lusso sfrenato s?erano mangiato tutto, il suo e quello della moglie. E Giuseppina era rimasta unica e sola discendente, zitella per scelta e per destino di, un poco, orgogliosa nobiltà decaduta. Ormai da decenni viveva in quella povera casa che un tempo era l?alloggio di uno dei fattori del padre: prima tutto l?edificio, infine il piano della servitù. I resti della ricchezza sono due pesanti candelabri d?argento finemente cesellati, che a suo tempo ornavano la scrivania del conte, una tela dipinta da un grande nome che ritraeva la famiglia felice tanti anni prima, una collana di smeraldi che aveva ornato il collo della madre, come nel ritratto. Queste cose si trovavano nella camera da letto della vecchia contessina, che le riguardava con amore ogni sera andando a dormire sotto un ormai sbiadito baldacchino. Quelle poche cose avrebbero forse potuto alleviare la vita quotidiana ma Giuseppina non aveva neanche mai pensato di liberarsene: sarebbe stato un tradimento insensato delle sue memorie. Si contentava di vivere con la pensione sociale e con qualche aiuto, generoso ma raro, di lontani parenti che talvolta si ricordavano di lei.
Giuseppina passa le sue giornate lavorando all?uncinetto o al tombolo, realizzando opere d?arte che vende ad un elegante negozio e questa è un?importante risorsa per la sua vita. E mentre lavora ripensa al suo passato, magari in compagnia di una altrettanto vecchia amica.
Poche sono le distrazioni, ma il primo maggio ?

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Poiché 1.

26 Gennaio 2006 Commenti chiusi

Poiché la proposta di scrivere in cooperativa il romanzo ?I nuragici a Troia? non ha avuto successo, eccomi ad offrire un nuovo tipo di romanzo: un giallo ambientato a Cagliari durante la festa di S. Efisio il primo maggio. Titolo e trama in un post precedente.

SA FURA DE SANT?EFIS.
(in sardo)
1
Stampace è uno dei quartieri di Cagliari. Si addensa nella parte sud ovest della città vecchia, ai piedi delle mura pisane. Nella parte più alta l?elemento architettonico più significativo è la chiesa di S. Anna, costruita negli anni trenta abbattendo un buon numero di case più o meno antiche.
Case! Bisogna intendersi. Se la casa è un rifugio dalla pioggia nella quale trascorrere la notte, allora le costruzioni di Stampace, come degli altri antichi quartieri di Cagliari, sono case. Se invece si intende un luogo nel quale fa piacere soggiornare in modo confortevole, comodo, piacevole, allora dobbiamo parlare di abituro, grotta artificiale, tugurio. Immaginate dei corridoi larghi 5 o 6 metri, lunghi 15 o 20, affiancati gli uni agli altri, con una apertura sul davanti e un?altra sul fondo, con divisioni interne per costruire le ?camere? aperte in infilata, senza finestre: ecco queste sono le case di Stampace. Almeno ai piani superiori. Perché quelle al piano terreno finiscono contro il fianco della collina e quindi ricevono aria e luce soltanto dall?apertura anteriore: sono i sottani. Però accade anche che le costruzioni siano contrapposte, con ingressi su due vie parallele: allora le singole abitazioni prendono luce da un cortiletto interno sul quale si affacciano 4 oppure 8 oppure 12 finestrelle, alte e minuscole affinché non sia possibile sbirciare da un appartamento all?altro.
Sino alla prima guerra mondiale, per le famiglie ricche, il sottano serviva come stalla per il cavallo, il primo piano, il piano nobile, per la famiglia del padrone e il secondo per la servitù. Per i poveri il sottano era stalla per l?asino e casa per il padrone e la sua famiglia; e gli altri piani per bottegai e commercianti e artigiani e contadini che potevano pagare un affitto. E strade strette e tortuose, acciottolate alla men peggio, in linea con l?antica necessità della difesa militare dalle invasioni.
I muri sono in blocchi di tufo, così tenero da poter essere lavorato con l?accetta, di spessore superiore al mezzo metro, i solai in legno e la copertura in coppi. Ci sono anche talvolta controsoffitti in incannucciato ricoperto di intonaco in modo da impedire che la polvere prodotta al piano superiore ricada in quello sottostante.
Così è ancora oggi la casa di donna Giuseppina M. ultima contessa di ****. Ha ormai 82 anni e vive sola.

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Poiché …

25 Gennaio 2006 Commenti chiusi

Poiché la proposta di scrivere in cooperativa il romanzo ?I nuragici a Troia? non ha avuto successo, eccomi ad offrire un nuovo tipo di romanzo: un giallo ambientato a Cagliari durante la festa di S. Efisio il primo maggio. Titolo e trama:
FURA A SANT?EFIS.
(in sardo)
1) Donna Giuseppina, 82 anni, ultima rappresentante della contea di ?. è al balcone del 2° piano di via S. Efisio a Cagliari, in attesa della partenza del simulacro del santo.
2) La famiglia Palmas al 1° piano è tutta riunita nel suo balcone ad aspettare la stessa partenza. Nicolino, 5 anni, piange e si agita disturbando tutti. Il padre Giacomo, fruttivendolo immigrato da Sestu, nervoso perché gli affari vanno male, infastidito dal piagnisteo del figlio, per punizione lo chiude fuori della porta sul piccolo e buio pianerottolo delle scale.
3) Al piano terra il portone del sottano è spalancato: il locale poco illuminato è occupato dai gruppi folkloristici che si preparano alla sfilata, cambiandosi i vestiti civili con quelli dei costumi. La gente va e viene in grande confusione.
4) Andrea e Vannino, vestiti normalmente, entrano nel sottano con un borsone. In un angolo appartato si spogliano dei loro abiti e si rivestono con la divisa della guardiania: pantaloni neri, giacca rossa, berritta e stivali. Nessuno li nota perché tanti altri fanno le stesse cose.
5) A. e V. così travestiti salgono al 2° piano portandosi appresso il borsone, aprono facilmente la porta, controllano la posizione di Giuseppina, vanno nella camera da letto e cercano soldi e gioielli. Per la fretta Vannino fa cadere un candelabro d?argento. Giuseppina sente il rumore e lascia il balcone avviandosi verso la camera da letto: le camere sono in infilata l?una appresso all?altra e giunta all?altezza della porta d?ingresso vede i ladri e urla. A. e V. le corrono incontro, le danno una spinta e fuggono via con il bottino. Donna Giuseppina batte la testa sullo spigolo di marmo di un tavolino e muore.
6) Nicolino vede i due uomini che scendono a precipizio verso di lui, cerca di farsi da parte ma viene urtato dal borsone e scaraventato giù. Piange e urla ma nessuno lo sente. Giacomo, pensando che la punizione sia sufficiente, va a prendere il figlio e lo trova sanguinante e piangente. Nicolino gli racconta cosa è successo: ha visto due uomini che correvano sulle scale ed è stato travolto. Viene chiamata un?ambulanza e la polizia. Un poliziotto sale al piano di sopra e scopre il cadavere. La scientifica rileva le impronte. L?indagine viene affidata al commissario Maialetti, un bergamasco che lavora in Sardegna da 4 anni e ha imparato qualche parola dialettale.
7) Il commissario interroga Nicolino che dice di essere stato travolto da due ?pitticcus?. Per colpa del buio delle scale non li ha visti in viso e non sa come sono vestiti; ha capito però che hanno gli stivali. Mailetti cerca invano due ragazzi vestiti normalmente e con gli scarponi. 8) A. e V. hanno lasciato il borsone nel sottano e si mescolano agli altri della guardiania partecipando alla sfilata dei costumi. Alla fine con altre persone tornano al sottano, si cambiano e portano via il borsone con la refurtiva.
9) Due mesi dopo Mailetti chiacchierando con un vecchio pescatore scopre che ?pitticcus? vuol dire piccolo di età o di statura. Il giorno dell?ascensione Maialetti è alla televisione ad assistere alla discesa dei ceri a Sassari: alla sfilata c?è una delegazione della guardiania di Cagliari. Ricordando che il delitto di via S. Efisio è avvenuto il 1° maggio, a Maialetti viene il sospetto che i colpevoli si sono mescolati fra i costumi. Da Videolina si fa proiettare le registrazioni della sfilata e scopre che ?.
10) La ricerca di A. e V. non dà risultati, anche se polizia e carabinieri hanno le loro immagini ricavate dai filmati.
11) A. e V. dopo il furto sono partiti per il continente, dove si arrangiano con piccoli furti e scippi. Dopo aver girovagato per tutta Italia giungono a Bergamo la vigilia di Natale. Maialetti è in vacanza a casa dei genitori. Passeggiando nella piazza del Duomo incontra A. e V. e li riconosce: li arresta.

Riferimenti: il mio sito

La destra e il processo d’appello.

17 Gennaio 2006 Commenti chiusi

La Repubblica del 19 / 12 / 05 pag. 18: la destra e il processo d?appello del Prof. Dottor Franco Cordero.
L?autore è, credo, un giurista che non apprezza (?) l?operato del governo Berlusconi in materia di codici. In particolare questo articolo prende in considerazione la legge di riforma della procedura penale: è abolito il processo d?appello per cui si passa dal primo grado alla cassazione se e quando ne ricorrano le condizioni. Essere d?accordo o no su simile decisione è facoltà di ciascuno, cioè chiunque è libero di pensare che sia bene o male ridurre i gradi di giudizio da tre a due.
Il guaio è che il prof. Cordero nello sviluppo dell?articolo contrario all?innovazione (l?appello c?è dai tempi dei romani e dei longobardi, la cassazione non riesamina i fatti ma solo le carte processuali, ecc.) si dà bellamente la zappa sui piedi e offende carnalmente tutti i giudici di primo grado definendoli incapaci e ignoranti, con buona pace della sua categoria.
Dice infatti il prof. Cordero: – Supponiamo che N sia imputato d?un grave delitto: gli pesano addosso argomenti induttivi da fiaccare i tori; gl?indizi lo inchiodano; e due testimoni servizievoli forniscono un alibi; sia stupido, suggestionabile o corrotto, come talvolta capita, stando alle cronache, il giudice li crede; o finge d?averli creduti; e lo racconta soffiando tante frasi fiorite- – Oggi lo scempio è rimediabile: nel dibattimento d?appello, giudici meno intronati o corrivi vedono i testimoni, li ascoltano, pesano le parole, ripuliscono la scena istruttoria, condannano l?imputato-
Qualche piccola considerazione:
1- Il giudice di primo grado è ?stupido, suggestionabile o corrotto? mentre i giudici d?appello sono ?meno intronati o corrivi?: tutto questo è nella conoscenza personale e professionale del prof. Cordero? Ma allora è meglio abolire il primo grado e passare direttamente all?appello!
2- Nelle condizioni suddette non possono essere invece i giudici d?appello, cioè i giudizi del prof. Cordero non possono essere ribaltati? Ma in questo caso bisogna abolire l?appello!
3- Con quale criterio e con quale autorità il prof. Cordero chiama ?stupido, suggestionabile o corrotto? un giudice? Se è davvero così hanno ragione tutti i cittadini che hanno piena e totale SFIDUCIA nella magistratura!
4- Il prof. Cordero tradisce la natura intima della magistratura italiana: tutti colpevoli salvo prova contraria (la Costituzione dice invece tutti innocenti salvo prova contraria: vedi quanti vengono accusati e poi assolti!). Infatti l?esempio riportato è quello di un imputato che poi giustamente viene condannato in appello. Non era possibile alla mentalità di un giurista l?esempio di un imputato condannato in primo grado da giudici ?stupidi, suggestionabili o corrotti? e assolto in appello da giudici ?meno intronati o corrivi?.
5- Ipotesi maliziosa: non è che per caso il prof. Cordero vuole difendere l?organizzazione attuale che vede processi lunghi secoli e secoli, con sentenze in continuo ribaltamento, con una pletora di giudici fannulloni e incapaci (per condannare Sofri ci sono voluti ben 17 processi!), alla ricerca di facile popolarità (la Franzoni, condannata all?ergastolo in libertà perché incinta e la brigatista pentita, purtroppo ora mi sfugge il nome, indagata, rea confessa, ma non ancora condannata, in carcere nelle stesse condizioni!)?
6- Il fatto è che ai giudici sta bene la situazione attuale: lungaggine, farragginosità, confusione, carrierismo, ignoranza, goffaggine, complicità, il tutto stratificato e consolidato nella corporazione dei magistrati. Rompere tutto ciò è doloroso!

Oggi ho inviato al direttore del Foglio Giuliano Ferrara la seguente lettera:

Egregio Direttore,
mi congratulo vivamente con lei per la lezione di decenza impartita al dottor Cordero, insigne giurista ed emerito forcaiolo, nel senso che per lui (come per tutti i magistrati italiani) i cittadini sono tutti colpevoli salvo prova contraria. Infatti per il dottor Cordero non è ammissibile che qualcuno venga giudicato innocente da un tribunale, se non quando il giudice è ubriaco o corrotto.
Io penso che senza l’appello finalmente i pubblici ministeri istruiranno i processi in modo degno ed approfondito. Mi piacerebbe però che la legge venisse completata nel seguente modo: in caso di assoluzione del rinviato a giudizio il pubblico ministero viene condannato alla pena che aveva richiesto per lui. In tale caso forse si avrebbero alla fine solo p.m. capaci di condurre inchieste ben strutturate e articolate.
Mi permetto di chiederle di dare un’occhiata al post La destra e il processo d’appello pubblicato il 21/12/2005 nel mio blog nel quale commento un articolo del dottor Cordero apparso su Repubblica alcune settimane or sono.
Le auguro buon lavoro.
giovanni caruso

Riferimenti: il mio sito