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Archivio Luglio 2005

GLI ALBERI DI CAGLIARI.

7 Luglio 2005 1 commento

Cagliari è una città sul mare. Il vento, dal nord e dal sud, non manca mai. E il sole neppure, d?estate e d?inverno.
Quel che manca è la pioggia. Sempre. O quasi.
Nei quartieri nuovi in modo particolare, e in quelli un poco meno recenti, ci sono molti viali, con infilate di alberi, e giardini privati, con alberi da frutto, da fiore e ornamentali. Ma ?
Ma molti alberi, in specie quelli pubblici, sono a foglia caduca: da ottobre ad aprile sono nudi e spogli, scheletrici. Fanno eccezione gli jaracanda, che si denudano a gennaio e si rivestono e danno una doppia fioritura a partire da maggio.
Negli ultimi due anni il Poetto è stato rivestito di una infinità di palme di diverse specie, grandi e piccole, sostituendo la pineta impiantata all?inizio del secolo scorso.
Di cosa ci si può lamentare?
Dell?ombra, scarsa, dall?autunno a marzo.
Qui in città crescono in modo maestoso il Ficus Elastica (in via Roma e al Giardino pubblico ce ne sono esemplari maestosi) e il Ficus Benjamin (in piazza del Carmine e in piazza Giovanni XXIII ce ne sono con chiome straordinarie): la loro ombra è rinfrescante al solo vederla! Perché piantare querce e palme che crescono molto più lentamente e ombreggiano poco? Andate sul lungomare di via Roma: palme e altre palme, ma l?ombra dov?è? Dov?è il chiacchiericcio dei passeri che a frotte infinite vivono sui Ficus Benjamin? Certo, i volatili sporcano a terra e sulle auto parcheggiate, ma sedere sotto le loro fronde e ascoltare il cinguettio è ristoratore e rilassante, permette di affrontare di nuovo il sole e la calura!

Riferimenti: il mio sito

IL FINE DELLA VITA.

3 Luglio 2005 3 commenti

PensIERI di Aristotele postato da franco kappa. Domenica 3 Luglio 2005 ore 05:31:50. IL FINE DELLA VITA è vivere in accordo con la natura.(Aristotele 384-322 A.C. filosofo greco)

Franco kappa ci ha proposto questo pensierino di Aristotele, vecchio di oltre 2300 anni e, almeno all?apparenza, ci invita a seguire la massima dell?antico filosofo (teniamo presente che molte delle affermazioni dello ?scienziato? greco hanno avuto una vita e una autorevolezza senza pari per oltre 1800 anni, tanto che per chiudere una discussione si era soliti dire: ?lo ha detto Aristotele?; anzi spesso bastava dire: ?Ipse dixit?, cioè lo ha detto proprio lui!).
Mi farebbe piacere se a franco kappa piacerebbe vivere senza elettricità (in natura la corrente elettrica non esiste), senza acqua corrente in casa, senza zucchero, senza automobili ed aerei, senza frigorifero e cucina a gas, e senza una infinità di altre cose.
La domanda di fondo è in effetti soltanto una: in accordo con quale natura?
Per esemplificare:
talvolta una qualche petroliera naufraga versando in mare petrolio grezzo e altre piacevolezze; degli uccelli, come gabbiani o pinguini o albatros o altro, si sporcano le piume e non riescono più a volare e muoiono; gentili ed altruisti uomini e donne raccolgono i poveri animali in difficoltà, li ripuliscono e di nuovo li liberano nell?aere. Piccola domanda: è meglio salvare gli uccelli da quella orribile morte o uccidere quei pesci dei quali quegli uccelli non si sarebbero nutriti se fossero morti?
Facile rispondere: se non ci fosse stata la petroliera il problema non si sarebbe posto. Ma affinché non ci fosse la petroliera, quante altre cose avrebbero dovuto essere diverse?
D?altra parte: è mai possibile che l?UMANITA? non abbia niente di meglio da fare che osservare api e formiche industriose e cicale sperperatrici?
Ho l?impressione che franco kappa abbia della vita una visione semplicistica, secondo schemi mentali piuttosto banali, in linea con una certa tendenza ricorrente nella storia dell?umanità. Chi ne ha voglia, vada a rileggersi i dettami della corrente letteraria detta dell?Arcadia.
Mi piace fare un altro piccolo esempio: gli ambientalisti (?) predicano la fine della civiltà del petrolio e l?adozione di sistemi ?dolci? per la produzione di energia elettrica. Quando però si piantano gli impianti eolici, gridano allo scandalo perché il paesaggio ne viene deturpato, come se il vento si potesse raccogliere ovunque.
Di nuovo: in accordo con quale natura? Al tempo di Aristotele la popolazione della Terra intera forse non superava i 200 milioni: oggi che siamo quasi sette miliardi ha ancora senso l?invito di Aristotele?

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