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Archivio Marzo 2005

Barbari americani.

25 Marzo 2005 2 commenti

Non avevo nessuna intenzione di scrivere qualcosa sulla vicenda di Terry Schiavo: purtroppo casualmente sono andato a leggere gli interventi che riporto di seguito e mi sono sentito in dovere di intervenire:

- Terry Schiavo: ed ora cosa succederà? postato da brescianigiampaolo Giovedi 24 Marzo 2005 ore 12:11:08:
Sto guardando ciò che succede ogni giorno in questa triste storia dove una persona sta lentamente morendo e dove tutti stanno cercando invano di fare sì che non si compia questa ingiustizia.
lasciata sola a combattere contro la morte, con la sola forza dell’istinto di sopravvivenza di un corpo che cerca di non spegnersi, contro la volontà di molti.
necessità di arrivare a questa farsa per poter decidere al riguardo, senza sensi di colpa -
a) Non è vero che quella persona sta lentamente morendo; è vero invece che la stanno lasciando morire lentamente, nel modo più barbaro, nello stile dei barbari anglosassoni.
b) Non è vero che tutti stanno cercando invano di fare sì che non si compia questa ingiustizia; è vero invece che molti, o almeno un giudice e il marito, stanno cercando il contrario. E? una brutta malattia quella di attribuire a ?tutti? i propri desideri o le proprie idee.
c) Non è vero che è stata lasciata sola a combattere contro la morte; è vero invece che è stata assistita da medici e infermieri, dal marito e dai genitori, e da altri, per farla sopravvivere.
d) Non è vero che ha combattuto con la sola forza dell’istinto di sopravvivenza di un corpo che cerca di non spegnersi; è vero invece che il corpo sarebbe morto da 15 anni se non fossero intervenute numerose risorse tecniche.
e) Contro la volontà di molti: ma non erano ?tutti? a favore?
f) Perché parlare di farsa? L?autore ha trovato molto da ridere?
g) Come sa l?autore che chi decide è senza sensi di colpa?

- fatina (http://meliserta.blog.tiscali.it) [Giovedì 24 Marzo 2005 ore 13:54:14]
hai proprio ragione, speriamo che finalmente la povera Terry possa trovare pace dopo tutti questi anni di tortura in cui per puro egoismo qualcuno si è arrogato il diritto di tenerla “falsamente” in vita contro la sua volontà, contro le leggi naturali e contro le leggi di Dio! -
a) Sono d?accordo con te, fatina, quando dici tenerla “falsamente” in vita; ma cosa c?entra il puro egoismo? Nei primi anni il marito e tutti gli altri parenti nutrivano la speranza che Terry tornasse in vita.
b) D?accordo su contro le leggi naturali, ma cosa c?entrano le leggi di Dio? Poiché non si muove foglia che Dio non voglia, anche l?intervento per tenerla “falsamente” in vita è stato voluto da Dio, oppure no? Dio ti ha comunicato che non voleva quell?intervento?

- gbx [Mercoledì 23 Marzo 2005 ore 20:09:41]
Io ritengo che la vita la dà nostro Signore e solo Lui può decidere quando porre fine. Noi uomini non siamo giudici , non ne abbiamo facoltà. Se Terry continua a vivere, probabilmente è per un disegno divino di cui noi non vediamo i contorni. -
Interpretando (con quale diritto?) i disegni divini si può giustificare qualunque delitto (vedi i terroristi in nome di Allah, di Dio, di Javhe, ecc.).

- Ale [Giovedì 24 Marzo 2005 ore 10:09:08]
Bisogna ricordare che Dio è vindice del sangue innocente. -
Dio deve vendicarsi di se stesso, poiché l?incidente che ha ridotto Terry in quelle condizioni l?ha voluto lui stesso.

- Adri [Giovedì 24 Marzo 2005 ore 12:31:17]
Se il marito non la vuole più che la restituiscano ai genitori!!!!!!!! -
a) La formula del matrimonio negli USA mi pare che dica in salute e in malattia: che diritto ha il marito, che ha fatto una promessa solenne, di non volerla più?
b) Per divorziare ci vuole che i coniugi abbiano la stessa capacità di intendere e di volere.
c) Dopo il matrimonio i genitori sono estranei senza alcun diritto sui coniugi. Caro adri, se sei sposato, lasci che i tuoi genitori e i tuoi suoceri decidano sulla tua vita coniugale?
d) La restituiscano ai genitori? Terry è diventata una cosa da sbatacchiare di qua e di là?

In qualche altro intervento ho letto di ?coma?, di eutanasia, di prove, di testimonianze, ecc.
Ma perché non si pensa, si riflette, si ascolta prima di parlare e di scrivere?

Riferimenti: il mio blog

I commenti all’articolo sull?infinito.

23 Marzo 2005 2 commenti

UcCaBaRuCcA (http://piazzagrande.blog.tiscali.it) [Martedì 22 Marzo 2005 ore 22:12:28]
Quindi, se ho capito bene, l’infinito in fisica non esiste. E allora quali sono i limiti dell’universo? E dopo i limiti cosa c’è?

La fisica richiede che qualunque affermazione sia suffragata da una (o più, meglio) prova sperimentale.
Il nostro universo cresce di 300.000 km / s, in quanto la luce si muove dalla sua sorgente verso l?esterno, oltre che verso l?interno.
Immaginiamo di trovarci su un veicolo che viaggia ad una velocità di un miliardo di volte maggiore di quella della luce e di muoverci verso l?esterno dell?universo ora noto (attenzione: oltre tutto bisognerebbe sapere da che parte si trova tale esterno!). In questa missione fantastica superiamo il limite: troviamo forse il vuoto? No! E sai perché? Perché ci siamo noi: la nostra presenza, dovuta al voler verificare cosa c?è dopo quel limite, in realtà ha modificato ciò che eravamo andati a vedere. E se torniamo indietro, ci sarà finalmente il vuoto in quel punto che avevamo raggiunto? Basta andare a vedere!!!!! Ciò dimostra che non potremo mai fare una simile prova sperimentale.
Ciò serve a dirci che è inutile domandarsi cosa c?è aldilà. E d?altra parte un aldilà fisico è anche inutile, se accettiamo la teoria del Big-Bang nel passo in cui ci afferma che spazio e tempo sono nati in quel momento. Leggi l?articolo che ti ho suggerito nel mio sito: se quella teoria non ti convince, allora non è possibile parlare di fisica e può tornare in ballo qualunque credenza religiosa o popolare (antica quanto la cultura umana) nella quale spazio e tempo esistono da sempre e sempre esisteranno in forma infinita. Oppure si può pensare che, oltrepassato lo spazio fisico, si trova il paradiso o l?inferno o le praterie di Manitou.
Ti prego di non offenderti: il fatto è che, secondo la fisica attuale (non metto limiti: nel futuro potrà esserci un?altra teoria più convincente), l?universo come noi lo conosciamo si autocrea per effetto del movimento dei corpi celesti e delle radiazioni che essi emettono e il vuoto è un concetto senza valore in quanto non esiste.

Riferimenti: il mio sito

DIGRESSIONE SU MATERIA E TEMPO.

23 Marzo 2005 1 commento

Ecco un altro problema postomi da:
UcCaBaRuCcA (http://piazzagrande.blog.tiscali.it) [Domenica 20 Marzo 2005 ore 15:22:01]
Ho sempre pensato che il tempo non esistesse. Parto dal principio che tutto è polvere e torna polvere, ovvero la materia non si crea ma si modifica (a proposito, si crea la materia? Se si a partire da che cosa? dal nulla?). Essendoci nell’universo una determinata quantità di materia immutabile, e il tempo essendo calcolato con la mutazione delle cose, ho sempre pensato che il tempo non esistesse. Dove sbaglio?

Immaginiamo di avere davanti a noi un bellissimo antico vaso cinese: un collezionista e un mercante d?arte lo vedono nello stesso modo? Certamente no: il primo vede un?opera d?arte preziosa, che gli porta piacere e orgoglio se riesce a portarlo a casa; il secondo vede il denaro che la sua vendita può procurargli. Così è per la materia: essa è una manifestazione particolare di una cosa che per semplicità si chiama materia-energia.
Cioè noi siamo ?costruiti? in modo da distinguere come cose separate materia ed energia (il piacere del collezionista e il denaro del mercante) quel che in realtà è una cosa sola (il vaso cinese). In definitiva sia l?uno che l?altro non ?vedono? il vaso ma qualcosa che lo trascende o lo accompagna o lo trasforma: il piacere e il denaro, cioè ancora il vaso non esiste, al suo posto ci sono altre due cose, o, se preferite, al posto delle altre due cose c?è il vaso. Come si vede la situazione è duale, cioè può essere impostata nell?un verso o nell?altro.
Però una cosa va chiarita subito: il ?nulla? in tutto il discorso non c?entra. Un antico proverbio dice che da cosa nasce cosa: nel caso in esame la materia nasce dall?energia e viceversa, a seconda della situazione. Per esemplificare: la materia lanciata alla velocità della luce si trasforma in energia; da un campo di energia particolarmente intenso nasce la materia. E? esattamente ciò che sarebbe accaduto al chilogrammo di terra: nelle mani di un artista è diventato un vaso cinese da ammirare, nelle mie mani sarebbe diventato un pezzo di creta da buttar via.
Purtroppo noi siamo condizionati dai nostri sensi, e chiamiamo materia ciò che riusciamo a toccare o vedere. Diciamo vuoto tutto il resto. E invece una stanza illuminata è ?piena? di luce, una stufa accesa è ?piena? di calore, ecc. Quanta fatica mi costa quando discorro di queste cose con i miei alunni! Riempiamo una bottiglia con dell?acqua, poi buttiamo via l?acqua e chiedo: cosa c?è nella bottiglia? Mi guardano con sospetto: il professore è impazzito! La bottiglia è vuota, dicono. No, dico io, la bottiglia è piena di aria. Nessuno ci aveva pensato, perché l?aria non si vede, non si tocca, ecc.
Sino a duecento anni orsono c?erano scienziati che tentavano di pesare il calore: per essi il calore era una specie di gas sottilissimo che si insinuava fra gli atomi e che quindi doveva avere un peso (ricordate che gli antichi dicevano che tutto è costituito di acqua, terra e fuoco?). Noi oggi sappiamo che luce e calore sono la stessa cosa, ma la prima è fatta in modo da essere scoperta dagli occhi, il secondo è fatto in modo da essere scoperto per esempio dalla pelle.
Se un elettrone riceve un raggio di luce salta da un?orbita interna ad una esterna; subito dopo ritorna all?orbita precedente e riemette esattamente lo stesso raggio di luce: ecco una situazione in cui la luce si trasforma in movimento, e il movimento si trasforma in luce. Ma ancora: se all?interno di un atomo c?è un campo di forze intenso, si creano due particelle di carica opposta, un elettrone e un positrone. Ma non nascono dal nulla, nascono da un campo di forze, che però non si vede e non si tocca!
Da tutto ciò si ricava che la quantità di materia è tutt?altro che immutabile. Se tu accendi una candela dentro una bottiglia in modo da conservare tutto ciò che la combustione produce, il peso finale è minore del peso iniziale: la differenza è il peso della materia che si è trasformata in calore e luce! Più difficile, molto più difficile è la trasformazione inversa, da luce a materia: occorrono temperature dell?ordine dei miliardi di gradi!

Per quanto riguarda il tempo rivedi i miei articoli precedenti sulla relatività. Se rimane qualcosa da dire, scrivimi ancora, sono a tua disposizione, sin dove ne sono capace.

Riferimenti: il mio sito

DIGRESSIONE SU COS?E? L?INFINITO.

22 Marzo 2005 2 commenti

Il gentilissimo UcCaBaRuCcA mi chiede cosa c’è dietro il concetto di “infinito”. Ah, se lo sapessi! Sarei imperatore della Cina e dintorni!

UcCaBaRuCcA (http://piazzagrande.blog.tiscali.it) [Sabato 19 Marzo 2005 ore 20:15:44]
Buonasera prof!!! Scusi per il commento che non c’entra niente con l’articolo.
Mi piacerebbe tanto che qualcuno mi spiegasse cosa c’è dietro il concetto di “infinito”. Non riesco a capire come è possibile che lo spazio sia infinito. Mi può illuminare in qualche modo? Magari scrivendo un articolo?
Grazie!!!!!!!!!!

Tuttavia provo a dire (poiché sono infinitamente coraggioso!) che idea me ne sono fatto io, visto che sono vecchio e rimbambito.
Chiariamo subito una distinzione: l?infinito in fisica non esiste più, è stato cancellato dalla teoria della relatività, mentre continua ad avere un significato in matematica.
Parto da questo secondo significato, tenendo presente che l?infinito è da mettere in rapporto con l?infinitesimo: il primo esprime l?infinitamente grande, il secondo l?infinitamente piccolo. Quando mi sono trovato a parlarne con i miei alunni me la sono cavata con queste parole: infinito è quando, dopo aver pensato al numero più grande, puoi aggiungere ancora uno; infinitesimo è quella cosa che è ancora più piccola di quel che riesci a pensare.
Io sono un ingegnere amante della fisica (mi illudo di amare anche la filosofia) e i miei alunni sono sempre stati di istituti tecnici, per cui una spiegazione pragmatica come quella detta qui sopra è sempre stata sufficiente a chiarire il concetto. In realtà ci si dovrebbe chiedere da dove saltano fuori i ?concetti? di infinito e di infinitesimo, poiché tutto ciò che ci circonda è finito e limitato e inoltre al disotto di una certa dimensione non possiamo vedere nulla, neanche con gli strumenti più sofisticati (la parola vedere non è limitata agli occhi, ma va estesa al calcolo).
Io immagino che i ?concetti? di infinito e di infinitesimo in realtà non li abbiamo davvero, ma li abbiamo ricavati dalla necessità intrinseca per esempio alla numerazione: in fin dei conti, poiché dopo aver scritto un numero grande a piacere posso sempre aggiungere uno, ecco che devo creare una parola-idea capace di rappresentare quel fatto. E ciò naturalmente è l?esatto contrario della mia spiegazione ai miei alunni.
Insomma, l?infinito (e l?infinitesimo) è una parola creata per dare sostanza artificiale ad una cosa assolutamente irreale in quanto soltanto una situazione irrealizzabile potrebbe darle un corpo.
Ciò nondimeno la matematica fa uso continuo e concreto degli infiniti e degli infinitesimi nel calcolo delle serie e dei limiti e degli integrali e delle equazioni differenziali, calcoli che conducono a risultati ?umani? con applicazioni in tutte le scienze.
Per chiarire l?atificiosità dell?infinito in matematica, basti ricordare che si dice: 1) le rette parallele si incontrano (hanno in comune) nel loro punto all?infinito; 2) le rette sono circonferenze di raggio infinito; 3) la tangente ad una curva è la retta che ha con essa due intersezioni coincidenti. Eppure, quanto son comode queste definizioni! Esse infatti permettono di estendere le definizioni date per ?figure comuni? ad una classe più estesa di figure: poiché tutte le altre rette si intersecano, perché non devono intersecarsi anche le parallele? Basta dire che si intersecano nel punto all?infinito (qualunque cosa voglia dire ciò)!
Ma nella fisica, eh no, nella fisica no!
Né l?infinito né l?infinitesimo hanno ragione di esistere.
Prima di Einstein si supponeva che il tempo e lo spazio fossero ?oggetti? esistenti concretamente di grandezza infinita. In pratica si sosteneva che l?universo (come insieme della materia) giacesse in un luogo senza fine,senza contorno, senza limite e che, oltre il luogo raggiunto dalle stelle e dalle nebulose (allora non erano ancora note le galassie, che venivano considerate nebulae, cioè nuvole), ci fosse il ?vuoto?, cioè spazio si, ma senza oggetti.
La teoria della relatività e quella del Big-Bang hanno spazzato via tale descrizione affermando che sono gli ?oggetti?, galassie, luce, energia, particelle cosmiche, radiazioni, ecc. che ?costruiscono? lo spazio, e là dove tali oggetti non sono giunti non c?è il vuoto, ma semplicemente quel luogo non esiste. E lo spazio non esisteva neppure prima del Big-Bang e neppure il tempo. Certo per ora non esiste, credo, un?idea di cosa ci fosse ?prima? e neppure se ci sia stato un ?prima? dal quale tutto è cominciato. Il fatto è che la fisica richiede non la ?fede? ma la ?credibilità? dei fenomeni seguita, a tempo debito, dalla ?dimostrazione sperimentale?. E per ora relatività e Big-Bang sono dimostrati.
Gentilissimo UcCaBaRuCcA, non credo di aver soddisfatto la tua richiesta, ma più di questo che ho scritto non riesco a fare. Purtroppo (o per fortuna!) sono un convinto assertore di relatività e Big-Bang (vedi il mio articolo BIG-BANG E RELATIVITA’: SOGNO, TEORIA E REALTA’ nel mio sito).
In ogni caso ti ringrazio per la fiducia riposta nelle mie capacità e, se vuoi, dimmi le tue obiezioni.

P.S. Pubblica pure tutto ciò che ti pare degno: non può che farmi piacere!

Riferimenti: il mio sito

LA CITTA? DELL?INFORMATICA.

7 Marzo 2005 1 commento

Informatica è una città dello stato federale TIC (Tecnologia dell?Informazione e della Comunicazione) ed il suo centro direzionale è costituito da una serie di grandi palazzi.
I più importanti attualmente sono il palazzo Windows, il palazzo Mac e il palazzo Linux.
Ciascuno di questi palazzi (qualcuno costruito meglio, più resistente, più alto) contiene un gran numero di piani e di stanze che possono essere adibite a diverse attività.
Nel palazzo Windows, costruito dalla società BIOS, al piano terra c?è una banca che si chiama Excel; al primo piano c?è una grande casa editrice che si chiama Word; al secondo piano c?è lo studio di un pittore che si chiama Power Point; al terzo piano c?è un ufficio postale gestito da una società che si chiama E-Mail; al quarto piano c?è una società di spedizioni internazionali che si chiama Internet Explorer; al quinto piano c?è uno scrittore che si fa chiamare Frontpage; al sesto piano c?è una sala cinematografica con l?insegna Mplayer. Ma ci sono tanti altri piani dove lavorano i signori MS Photo Editor, MS Paint, Access, ecc.
Nel palazzo Mac e nel palazzo Linux ci sono le stesse attività, svolte però da altre società e da altri operai o impiegati.
I palazzi si chiamano ?ambienti?; le attività si chiamano ?sistemi operativi?. L?insieme dei sistemi operativi del palazzo Windows si chiama ?Office?.
Ma il signor Bill Gates, proprietario del palazzo Windows, affitta anche una parte del suo edificio ad altre società e artigiani, e perciò le porte, le scale, gli ascensori, i servizi, sono stati studiati per permettere tante attività, di studio, di gioco, di editoria. Ci sono addirittura delle palestre, dei campi sportivi, e tanto altro ancora.
Insomma, si può entrare nel palazzo Windows e passarvi ore, giorni o mesi senza aver bisogno di uscirne, perché là dentro c?è di tutto.

Riferimenti: il mio blog

A proposito dell’articolo: Riflessione sulla misura della pena

6 Marzo 2005 2 commenti

(articolo postato da UcCaBaRuCcA Venerdi 4 Marzo 2005 ore 14:10:21)

L’autore conclude dicendo: “L’unica differenza tra la nostra misura della pena e la misura della pena nei paesi che applicano la legge Islamica, sta nel fatto che noi occidentali “santifichiamo” il Corpo (!), mentre nel mondo islamico il corpo ha meno importanza.” Ma sarebbe bene leggere tutto l’articolo.
Cominciamo con il dire del corpo fa parte anche il cervello, e non credo che in molti paesi islamici, in modo speciale dove l’Islam è legge civile e penale, il cervello sia libero di pensare. E ciò è una pena capitale (questo vale naturalmente anche per i cattolici che hanno per unica guida preti e pretonzoli, come là hanno per guida imam e imamomzoli). Il difetto purtroppo è nella religione e in chi obbliga, moralmente, ad averla.
Nel caso specifico, seguire testi giuridici, la Bibbia, vecchi di migliaia di anni, legati ad una cultura tribale, che negano tutti i progressi della civiltà, compreso il diritto della persona, non mi sembra un gran segno di avanzata.
Il taglio della mano, o del piede, o l?accecamento, o altre simili amenità erano diffuse anche in occidente, nei secoli passati (vedi la Carta de Logu di Eleonora d?Arborea, del 1396), ma poi l?occidente è cresciuto, mentre il mondo islamico e quello ebreo è rimasto fermo ad adorare e rimpiangere il tempo passato.
UcCaBaRuCcA dice che la pena di morte è un?assurdità, mentre considera un buon mezzo di correzione il taglio della mano ai ladri: cioè la morte parziale derivante da un?amputazione è una buona cosa (d?altra parte un furto è un piccolo peccato!) mentre la morte totale (per un grande peccato) non è bene. Non è forse questa una posizione assurda?
Gran parte delle legislazioni giudiziarie moderne, e in particolare quella italiana, considerano la pena in carcere, o in altre forme, tendente al recupero del reo, sino a giungere alla cancellazione definitiva del reato. Per UcCaBaRuCcA invece la pena e il ricordo presso tutta la società del reato commesso deve essere perpetua e sempre in primo piano.
Neanch?io voglio (non voglio, ma potrei!) dare un giudizio di meglio o peggio, però ribadisco che la legislazione civile e penale basata su un testo antidiluviano è una assurdità storica.

Riferimenti: il mio sito.

3 – TEORIA DELLA RELATIVITA?.

6 Marzo 2005 4 commenti

Esiste una formula, una legge, che descrive lo spazio? Se si, allora lo spazio esiste(1). Esiste una formula, una legge, che descrive il tempo(2)? Se si, allora il tempo esiste.
Esiste lo spazio? Certo, e infatti possiamo misurarlo. Esiste il tempo? Certo, e infatti possiamo misurarlo. E questo risultato mi esime dall?effettuare l?esperimento con il selvaggio.
Ma possiamo anche chiederci: esiste lo SPAZIO? esiste il TEMPO? a queste domande dobbiamo rispondere: no, lo SPAZIO non esiste; no il TEMPO non esiste. Perché SPAZIO e TEMPO non esistono? Perché variano da luogo a luogo per reciproca influenza dipendente da quella cosa che dobbiamo chiamare massa ? energia e da quell?altra che è la velocità della luce, sempre uguale a se stessa, in qualunque luogo e tempo del nostro universo. E questi sono assunti fondamentali della Teoria della relatività(3).
La teoria cosmogonica del Big ? Bang ha aggiunto un corollario essenziale: lo spazio e il tempo sono nati con il Big ? Bang, prima non esistevano!
Il tempo infatti è regolato dalla velocità della luce secondo una formula che è complicato scrivere qui: chi la vuole conoscere può trovarla nel mio sito (http://web.tiscali.it/vanni_38) nel capitolo Big ? Bang e relatività: sogno teoria e realtà. Poiché la luce ha cominciato ad esistere dopo quell?evento, è evidente che solo allora è cominciato il tempo. Altrettanto può dirsi per lo spazio: se all?inizio c?era una sola ?cosa? (l?uovo puntiforme dal quale è nato l?universo) come poteva esserci uno spazio, che sottintende la distanza fra due cose?
Qualche filosofo ha posto questa questione: la nostra conoscenza può nascere correttamente soltanto da un confronto fra un positivo e un negativo. Nel caso del bicchiere trattato più su, io imparerò quali sono i bicchieri in questo modo: preso un oggetto qualunque mi domando:?questo è un bicchiere o un ?non bicchiere???. Da ciò segue che io devo possedere due conoscenze: il bicchiere e il non bicchiere. Così per lo spazio: per avere coscienza dello spazio devo anche conoscere il ?non spazio? e inoltre, poiché lo spazio è quella cosa che contiene gli oggetti (materia – energia) il non spazio è il vuoto. Di conseguenza per definire lo spazio devo definire anche il vuoto.
La Teoria della relatività e quella del Big ? Bang escludono a priori che esista il vuoto da contrapporre allo spazio ?pieno? proprio perché lo spazio esiste in quanto è ?pieno? e se non fosse pieno non esisterebbe.
E?, questa, una delle più notevoli differenze rispetto alla fisica precedente (Galileo, Newton) che supponeva che l?universo si muovesse (in ben piccola misura per le conoscenze di allora di astronomia e astrofisica!) in uno spazio ben definito e ben governato.

(1) Lo spazio è la distanza fra due corpi o la distanza fra due punti dello stesso corpo, parlando di oggetti materiali; oppure è la lunghezza d?onda se si parla di radiazione; ecc.
(2) Il tempo è il rapporto fra la velocità e lo spazio percorso; oppure l?inverso della frequenza se si tratta di fenomeni variabili; ecc.
(3) La parola Teoria, usata qui e per il Big ? Bang, non vuol dire che si tratta di una cosa da dimostrare, e che quindi può non essere vera, ma ha il significato di ?costruzione complessiva che riunisce ed organizza in una visione unitaria un insieme di fattori e fenomeni che altrimenti potrebbero essere considerati indipendenti fra loro?.

(continua, forse) Gli altri articoli nel mio blog.

Riferimenti: il mio blog

2 – TEORIA DELLA RELATIVITA?.

5 Marzo 2005 2 commenti

Per chiarire in modo elementare a me e al mio unico lettore in cosa consiste la questione, immaginiamo di avere a disposizione, in laboratorio, un ?selvaggio?, cioè un uomo che in vita sua non ha mai visto, o, meglio, mai conosciuto, un bicchiere. Gli mettiamo davanti un migliaio di oggetti (navi, forchette, motociclette, cucchiai, fiori, lampadine, ecc.) fra i quali si trovano anche 20 o 30 bicchieri di diverse qualità e chiediamo al selvaggio: metti da una parte, separati, i bicchieri. Lasciando da parte la questione della lingua, i casi sono due: fra i mille oggetti il selvaggio sceglie solo i bicchieri, oppure no. Naturalmente io non so quale situazione si presenta, ma mi sembrerebbe logico pensare che, se il selvaggio sceglie ordinatamente i bicchieri, c?è in lui l?idea del BICCHIERE come idea ?innata? ?a priori?, cioè indipendente dalla sua ?cultura?, intesa come abitudine agli schemi mentali e formali dovuti ad un insegnamento protrattosi per anni.
Mantenendomi su uno schema elementare, oserei dire che tutta una classe di filosofi della conoscenza sosteneva, e forse ancora sostiene, che il selvaggio sceglierà correttamente solo gli oggetti che tutti noi, di cultura normale, avremmo scelto, nella stessa situazione. E tali filosofi possono forse essere classificati come ?idealisti?, cioè propugnatori dell?esistenza delle idee connaturate nell?uomo. In tal modo ad esempio l?uomo conosce la PATRIA e poi si crea, o tenta di crearsi, una patria, conosce DIO e poi si crea un dio, conosce l?AMORE e poi si crea l?amore, conosce lo SPAZIO e poi misura lo spazio, ecc. (e poi si lamenta e soffre perché PATRIA e patria, AMORE e amore, ecc. non coincidono!).
Ma poi venne la TEORIA DELLA RELATIVITA? e tutto cambiò. E poi venne anche la TEORIA DEL BIG BANG e tutto (almeno per me) venne confermato.
Qual è la rivoluzione introdotta dal lavoro di Einstein? E? semplice e complicatissima: io mi sono fatto questo ragionamento: non esistono le idee innate o a priori dalle quali poi nascono le cose concrete e misurabili, ma esistono delle formule, delle leggi, dalle quali le ?cose? traggono l?esistenza loro. Per tornare al bicchiere, non è necessario che io abbia il BICCHIERE, ma che abbia la formula del bicchiere. Per riconoscere i bicchieri fra mille oggetti mi basta, e avanza, conoscere la legge generale dalla quale nascono tutti i bicchieri passati, presenti e futuri. Naturalmente tale legge, per i bicchieri, si traduce ad esempio nel descriverne la ?funzione?, cioè: il bicchiere è quella cosa che noi usiamo per bere. Ovviamente questa legge non è completamente ?libera? ma ha, e deve avere, dei limiti o eccezioni, come tutte le funzioni matematiche(1). Infatti per bere, in caso di necessità, potremmo usare una pentola o una padella o la conca delle mani: se noi scartiamo queste eccezioni, ecco che tutto ciò che adoperiamo per bere è, per definizione, per legge, un bicchiere. E questo qualunque materiale, forma, colore, dimensione abbia l?oggetto in esame.

(1) le funzioni matematiche sono delle scritture del tipo t = f(x, y, z, ?.) che esprimono che il valore di t dipende da un legame f fra le quantità x, y, z, ?., come ad esempio t è il doppio di x, oppure t è il triplo di x più la metà di y, ecc. La prima relazione per esempio potrebbe valere solo se x è minore di 22, la seconda solo se x è maggiore di 11 e y è minore di 40, e così via.

(continua)

Riferimenti: il mio sito.

1 – TEORIA DELLA RELATIVITA?.

4 Marzo 2005 Commenti chiusi

In questi giorni, anzi in queste notti, vado leggendo ?Teoria della relatività. Considerazioni gnoseologiche? di E. Cassirer. Si tratta di un duro libro di filosofia della scienza.
Duro perché il mio liceo classico risale a quasi cinquanta anni or sono e in questo tempo molto raramente mi sono riaccostato alla filosofia, se non con le sole mie forze, cioè tentando di riflettere per mio conto sui problemi dello spazio e del tempo, dopo aver imparato, bene o male, un poco di teoria della relatività, relativamente al mio essere ingegnere e insegnante.
Mi ha fatto molto piacere, se ho ben interpretato il senso del libro, scoprire che mi ero fatta un?idea sufficientemente corretta sia sullo spazio che sul tempo, almeno in rapporto al parere di Cassirer. Naturalmente non ho alcuna idea di quanto questa questione possa interessare quell?unica persona che leggerà questo articolo, tuttavia m?è venuta voglia di scrivere due o tre parole sull?argomento.
C?è, o c?era, una disputa fra i fisici e i filosofi in merito al valore da dare allo spazio e al tempo. Per i fisici il valore derivava dal fatto che le due cose possono essere misurate, in modo diretto o indiretto (è ben difficile misurare con un metro le distanze interstellari). Per i filosofi invece era essenziale che, prima di misurare, si definisse l?essenza dello spazio e del tempo, nel senso che occorreva stabilire se davvero esiste una cosa che si chiama spazio e un?altra di nome tempo. Infatti se queste due cose non esistono è inutile, o almeno fuorviante, pensare di misurarle. Per fare un esempio elementare: è sciocco tentare di misurare una scatola se essa non esiste! A tale obiezione il fisico risponde che, poiché con un metro posso misurare uno spazio e con un orologio posso misurare un tempo, significa che essi esistono, e quindi è inutile porsi il problema della loro esistenza. Ma il filosofo risponde: in realtà il metro misura uno spazio, non lo SPAZIO, e l?orologio misura un tempo, non il TEMPO. Cioè le operazioni di misura sono riferite ad oggetti contingenti e rappresentativi soltanto di se stessi.
In altri termini, ancora con un esempio banale: nella vita ciascuno di noi ha avuto a che fare con una infinità di bicchieri, diversi per materiale, forma, colore, dimensione, ecc. e tuttavia, ogni volta, siamo stati in grado di distinguerlo e riconoscerlo rispetto ad un aereo, nel senso che nessuno di noi farebbe l?errore di chiamare bicchiere un aereo e viceversa. Il che dovrebbe significare che da qualche parte, fuori di noi o dentro di noi, nel cervello, esiste una cosa detta BICCHIERE, e quando guardiamo una moltitudine di oggetti confrontiamo ciascuno di essi con il BICCHIERE e diciamo: questo lo è e quest?altro no.
(continua)
Riferimenti: il mio sito.

Quest?inverno in Sardegna.

3 Marzo 2005 Commenti chiusi

Quest?inverno in Sardegna è piuttosto freddo. Abito in campagna: l?orizzonte a est è chiuso dalla catena dei Sette Fratelli e a nord dalle balze che culminano nel Monte Serpeddì. Non ricordo un altro anno nel quale la neve sia caduta così spesso ad imbiancare il piede del traliccio che sostiene i ripetitori televisivi sulla cima del Serpeddì. Chissà come hanno sofferto il freddo gli abitanti di Burcei!
Negli ultimi due giorni ha soffiato un vento di tramontana veramente gelido che mi invitava a rimanere rintanato in casa con un bel fuoco nel camino. E invece ho dovuto uscire per fare le mie lezioni di informatica.
E quanta pioggia quest?anno! Non ne ricordavo tanta da quando, molti anni or sono, ragazzino, venivo qui con mio padre. Ricordo che un anno addirittura gelarono alcuni rami degli alberi di limone.
Spero che tanto freddo così a lungo abbia almeno ucciso le farfalle che in estate depongono le uova nelle foglie degli agrumi facendole accartocciare e morire.

Riferimenti: il mio sito